“Reddito di sostentamento minimo”? I Professori a ripetizioni europee.

Minimun Income”: ce lo chiede l’Europa, dal 1992 e ancora oggi!
Dinanzi a questo vero e proprio default sociale, individuale e collettivo, è la stessa Commissione europea in un documento dell’EU Network of Independent Experts on Social Inclusionsull’Agenda 2020, sorprendentemente sottaciuto in Italia, ad osservare come non siano rispettati i parametri di inclusione e garanzia sociale che i singoli Stati membri dovrebbero adottare nella prospettiva sociale dell’Agenda 2020 e soprattutto dinanzi al perdurare della crisi, notando anche gli effetti negativi delle politiche di austerity (spec. p. 7 del Rapporto). Per arginare queste condizioni di povertà, nelle raccomandazioni finali (p. 13), si ricorda agli Stati membri che devono attivare “degli schemi di reddito minimo (minimum income), che garantiscano un reddito sufficiente per poter vivere in condizioni dignitose, in linea con le richieste contenute nella Raccomandazione del Consiglio UE 92/441/CEE del 24 giugno 1992”, nella quale si imponeva l’adozione di misure riguardanti il reddito minimo garantito e che solo il nostro Paese, insieme con la Grecia, ha puntualmente e insistentemente disatteso.
 
È un’ennesima, esplicita richiesta proveniente “dall’Europa” (tanto per stare alla retorica italiana) di introduzione di un reddito minimo garantito, intorno alla quale in Italia è stata lanciata una proposta di legge di iniziativa popolare. E fa una rabbia immensa rintracciare nella cd. “Agenda Monti” (Un’agenda per un impegno comune. Cambiare l’Italia, per riformare l’Europa) un’abissale ignoranza rispetto a questi temi, soprattutto da parte di un Professore che vorrebbe “riformare l’Europa”. Ebbene, a pagina 18 di questa Agenda, dove si parla di “nuove e vecchie povertà nella recessione”, dopo una rivalutazione della social card di «berlusconiana memoria» si propone di studiare “come creare un reddito di sostentamento minimo, condizionato alla partecipazione a misure di formazione e di inserimento professionale”. A parte la vaghezza di tutto ciò è proprio la formula utilizzata che grida vendetta: “reddito di sostentamento minimo è una perifrasi che non si ritrova da nessuna parte, nella quale il sostentamento minimo fa pensare a condizioni di vita tutt’altro che degne, a una esistenza condotta aldilà di un’altissima povertà, ridotta alla zoè più infima e misera, se volessimo giocare a fare i piccoli “foucaultiani”, ovvero gli “agambeniani”. Ma c’è poco da giocare: questo è il programma del leader di un Governo di esperti, tecnici, professori che sembra ignorare il minimo (in questo caso l’aggettivo potrebbe essere appropriato) sindacale (metafora sicuramente non gradita!) riguardo le politiche di inclusione sociale europea: e vorrebbe cambiare l’Italia, per riformare l’Europa? Vista la sicumera di questi Professori e il loro continuo elogio del merito e delle competenze, sarebbe il caso di mandarli a ripetizioni di politiche sociali europee. 
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