DELITTO DI YARA: COME A CORLEONE! IN TANTI SAPEVANO, MA HANNO PREFERITO IL SILENZIO

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QUESTO IL COMMENTO DEL SUO DIRETTORE MAX PARISI. VE LO PROPONIAMO INTEGRALMENTE

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Benvenuti a Clusone, a due passi da Corleone.

Di Max Parisi (www.ilnord.it)

Lo hanno preso. Non c’è dubbio sia lui: Massimo Giuseppe Bossetti è l’assassino – o uno degli assassini – di Yara Gambirasio. Il Dna dà la certezza: le macchie di sangue trovate sugli slip di Yara sono del sangue di Massimo Giuseppe Bossetti. Non può neppure essere un “trasferimento accidentale di Dna”. Non può essere accaduto con una traccia biologica di questo tipo e su quell’indumento intimo della ragazzina.

E’ un mostro, quest’uono.

Ricorderete che sul corpo di Yara vennero trovate ferite superficiali fatte con un coltello – quando era ancora viva. Il Procuratore aggiunto di Bergamo Massimo Meroni, il 15 marzo 2011 dichiarò in conferenza stampa: “Oltre alla contusione alla testa sono stati notati due traumi alla faccia, all’altezza degli zigomi, segno di percosse o anche di una caduta. Sui vestiti ci sono segni compatibili con le ferite, in particolare sui pantaloni e sugli slip. I segni sulla schiena sembrano frutto del caso e non tracciano alcun disegno particolare. Ma la cosa più importante, come detto, è il fatto che si tratta di ferite superficiali (al collo, ai polsi, alla schiena) che la vittima pare aver subito senza poter più reagire. Ed ecco dunque delinearsi con nitidezza la scena del delitto: Yara, portata a forza da Brembate a Chignolo, viene prima tramortita con il colpo in testa e successivamente ferita con crudeltà, quando ormai non oppone più resistenza”.

In questi lughissimi tre anni e mezzo di indagini – straordinarie, formidabili indagini condotte da investigatori di prim’ordine di Polizia e Carabineri del Ros – dettagli e particolari di questo orrendo delitto sono stati resi noti a ripetizione. Erano accessibili a chiunque. Tutte le principali trasmissioni televisive nazionali di Rai e Mediaset hanno affrontato il delitto di Yara.

Le hanno viste milioni di persone in tivù, compresi i parenti di Massimo Giuseppe Bossetti. La madre,  Ester Arzufi che oggi ha 67 anni e a cui gli investigatori hanno fatto – s’è saputo – il prelievo del DNA, ovviamente sapeva che stavano cercando suo figlio e che suo figlio s’è macchiato di un crimine disumano che avrebbe potuto ripetere su altre povere vittime innocenti. Ma ha taciuto. E’ stata zitta, come fosse possibile sorvolare sull’orrida azione fatta dalla belva che ha messo al mondo.

Anche la sorella – gemella – di Massimo Giuseppe Bossetti ha taciuto. Forse non sapeva d’essere nata da un rapporto clandestino, forse non sapeva che il suo genitore anagrafico non è quello naturale. Possibile, anche se improbabile.

Ma hanno taciuto molti altri. Secondo un autista che fu collega di Giuseppe Guerinoni – il vero padre dell’assassino – molti erano a conoscenza che il Guerinoni aveva avuto una storia con quella ragazza (Ester Arzufi) che all’epoca aveva 23 anni. E che era rimasta incinta. Ma sono stati tutti zitti.

Bisogna aggiornare la topografia del luogo.

Benvenuti a Clusone, a due passi da Corleone. Peggio che ci fosse la mafia, in questi paesi della bergamasca. Se non altro, il silenzio della gente di Corleone era dettato dalla paura delle ritorsioni, oltre che in molti casi dalla complicità. Qua invece siamo di fronte a comunità mafiose senza neppure la giustificazione della presenza mafiosa.

Signore e signori che sapevate e avete taciuto, fate proprio schifo.

Fonte

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One thought on “DELITTO DI YARA: COME A CORLEONE! IN TANTI SAPEVANO, MA HANNO PREFERITO IL SILENZIO

  1. Alla luce dei nuovi fatti emersi questa “rilessione” vi sembra ancora così “significativa”?
    Video alterato,esami “scientifici” affrettati etc…

    Ammesso che lo fosse mai stata significativa…..

    La mafia e le corna non sono esattamente la stessa cosa…
    Mi spaice ma….se la Mafia è nata e cresciuta a Corleone e NON a Bergamo o Milano (dove si è “trapiantata” alla ricerca di nuovi mercati)
    un motivo c’ò,nonostante i vostri sforzi di far credere il contrario.

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