MOSSA DISPERATA DI DRAGHI, L’EURO SULL’ORLO DELL’ABISSO

La Banca centrale europea è alla canna del gas. Ha lanciato una serie di misure che si possono tranquillamente definire ‘disperate’ e fuori tempo, per combattere quella che ormai è, a tutti gli effetti, una depressione deflazionista.

La BCE ha tagliato tutti i suoi principali tassi ai minimi storici per combattere il rischio di deflazione e far scendere il tasso di cambio dell’euro. Per la prima volta, le banche dovranno pagare – lo 0,10 per cento – per i fondi che parcheggiano presso la banca centrale.

E’ una mossa disperata e prevista. Niente quantitative easing, per ora, ma il presidente della Bce Mario Draghi non ha escluso altre mosse – disperate – in futuro.

Il problema è che la Bce è sempre ‘dietro la curva’. E in un quadro mondiale di banche centrali che stampano moneta come baldracche, non farlo, significa un Euro che rimarrà sopravvalutato. Strozzando l’economia.

I provvedimenti mirano a sbloccare la massa monetaria e incentivare le banche a concedere prestiti. Che sono in calo in tutta la UE.

Draghi ha delineato un piano quadriennale di 400 miliardi di euro per le banche che non stanno concedendo credito a causa dell’incombente stress test. E’ un incentivo ad aumentare i prestiti alle imprese nella zona euro .

“Ora siamo in un mondo completamente diverso”, ha detto Draghi in una conferenza stampa, citando “una bassa inflazione, una debole ripresa e deboli dinamiche monetarie e creditizie”.

Il pacchetto, approvato all’unanimità, mira ad aumentare l’erogazione di prestiti “economia reale”, ha detto.

Altri passi estendono la

durata di illimitata di liquidità a buon mercato per le banche della zona euro, l’iniezione di circa 170 miliardi di euro, ed eventuali futuri acquisti di titoli per sostenere le piccole imprese.

Le proiezioni pubblicate dalla BCE hanno mostrato un’inflazione solo 0,7 per cento quest’anno. Molto sotto il limite ‘normale’ del 2% e sotto l’1% definito negli stress test della stessa BCE come ‘limite minimo’ per non mandare a gambe all’aria il sistema bancario.

“Se necessario, agiremo rapidamente con un ulteriore allentamento della politica monetaria”, ha detto Draghi, aggiungendo che il Consiglio direttivo di definizione politica è stata unanime nel suo impegno a utilizzare strumenti non convenzionali, se necessario “per affrontare ulteriormente i rischi di un troppo prolungato un periodo di bassa inflazione “.

Sono mosse dettate dalla disperazione. E’ vero che il mercato del credito è bloccato, e le banche sono riluttanti nel concedere prestiti, ma è soprattutto vero che è l’economia anemica a ‘non richiedere prestiti’.

Quando un’impresa non vende, perché la domanda è debole, non ha alcun interesse ad investire. Non va a chiedere un prestito.

E’ dal lato della domanda che si deve intervenire. Ma questo è il ‘vizio strutturale’ che risiede nella stessa struttura della Globalizzazione: c’è un eccesso di produzione rispetto alla domanda. C’è troppa Cina, che esporta in Europa il suo eccesso di produzione.

E’ lì che bisognerebbe intervenire, ma questo metterebbe in discussione tutto l’enorme castello della Globalizzazione. Ecco allora le mosse disperate dei sacerdoti del Sistema. Ecco Draghi che crede di risolvere un problema strutturale, con una mossa finanziaria.

Non servirà a nulla.

Non si può costringere un cavallo che non ha sete a bere, così non si può, aumentando la liquidità disponibile, indurre le imprese a chiedere prestiti per investimenti che non servono a nulla, perché non c’è una domanda equivalente.

L’acqua c’è, è il cavallo che non beve.

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