DA LEGGERE! RENZI E L’AMICO SCOUT, IL DIRETTORE DI BANCA CHE HA REGALATO 500.000 EURO AL PADRE DI RENZI

 

“Intorno al 2010” il Credito Cooperativo di Pontassieve, banca con sede nel paese dove risiede Matteo Renzi, concesse un mutuo di 500mila euro alla Chill Post,azienda ancora in mano al padre del premier Tiziano Renzi.
Lo scrive Marco Imarisio sul Corriere della Sera, aggiungendo un dettaglio importante per la comprensione dell’inchiesta che ha coinvolto Renzi senior, indagato a Genova per bancarotta fraudolenta; a capo della banca, nel periodo in esame, c’era Matteo Spanò, amico d’infanzia del presidente del Consiglio al quale Renzi diede la guida dell’associazione Muse per la gestione degli spazi museali di Palazzo Vecchio. Spanò è stato anche l’organizzatore della Route, l’assemblea nazionale Agesci che ha riunito 35mila scout, un appuntamento al quale ha partecipato lo stesso premier.

La banca del paese è l’unico filo di questa storia che in qualche modo può condurre all’attuale presidente del Consiglio. L’attuale presidente del Credito Cooperativo di Pontassieve, in carica dal 2010, ex consigliere di amministrazione dal 2008 al 2010, è il quarantenne Matteo Spanò, amico del presidente del Consiglio fin dalla tenera età e suo uomo di fiducia. Appena diventato sindaco, Renzi gli affidò la guida dell’associazione Muse, che gestisce gli spazi museali di Palazzo Vecchio e tutti i musei civici di Firenze, una specie di cassaforte cittadina. L’ex boy scout Spanò, ai vertici dell’Agesci, l’associazione di categoria, è stato uno degli organizzatori della Route, l’evento che nell’agosto appena trascorso ha riunito 35 mila scout nel parco di San Rossore, con la partecipazione straordinaria, durata due giorni, di Matteo Renzi.

Ma la cosa più interessamte è che nel 2012 la Procura di Firenze ha aperto un’inchiesta per verificare cosa c’è di vero nelle denunce sugli sperperi di Matteo Renzi all’epoca in cui era presidente della Provincia. Renzi aveva creato un carrozzone, la Florence Multimedia, che spese 9,2 milioni di euro dal 2006 al 2009 pagando fatture – come ha scoperto il Fatto – a un’impresa privata.

E chi c’era a capo dell’impresa? Sempre Matteo Spanò.