Scuole ‘italiane’: in una classe solo indiani

Sono sempre più le scuole italiane che, a cause dell’invasione, e della discrepanza tra la natalità d’immigrati e di italiani, sono fagocitate da alunni stranieri.

Peraltro, non di rado figli di chi non ha mai versato nulla allo Stato.

Stavolta è il caso di una scuola a Viadana, comune in quel di Mantova, dove solo gli indiani sono in numero tale da aver dato vita ad un’intera classe, sulle sei della scuola materna ‘Don Mazzi’.
Brutto segno per il nostro futuro.

Nel particolare, la concentrazione in una classe dipende da questione di orario: in breve, i genitori indiani avevano scelto un’orario scolastico che terminasse alle 11:30, e non nel pomeriggio. E questo per il motivo che le madri indiane sono tutte casalinghe e possono preparare comodamente il pranzo.
E proprio le madri hanno vigorosamente protestato contro la sistemazione originaria delle classi: ‘ non si integreranno’, hanno tuonato; loro, che da buone indiane, sono tutte casalinghe per ovvi motivi culturali.

Il dirigente scolastico ( forse sull’attenti), non se l’è fatto ripetere e ha subito trovato la ‘soluzione’: la classe è stata smembrata, e gli alunni sparpagliati, insieme ad altri stranieri, nelle altre 5 classi dell’istituto.

A quel punto sono stati alcuni genitori italiani a protestare contro i disagi che ora le classi costituite dovranno affrontare; ma in questo caso, il dirigente scolastico si è mostrato meno interessato.

Dovranno sacrificarsi: anche stavolta, il fine sommo è la tanto famigerata ‘integrazione’; tanti sacrifici, tra cui anche quello di rallentare il percorso scolastico dei propri figli, tante ‘discriminazione positive’, e tutto per favorire questa ‘benedetta’ integrazione; neanche l’avesse prescritta il medico.
Non si capisce perché l’immigrazione che doveva essere una ‘risorsa’, è divenuta una fonte perpetua di sacrifici; né tantomeno perché invece di evitare sacrifici futuri, agendo alla fonte, si vada nella direzione opposta.
Ed è sempre rilevante notare cosa intendano gli ‘illuminati’ per integrazione: non è accettare la cultura, gli usi e i costumi, d’Italia; è studiare ( più o meno a nostre spese) e, forse, imparare l’italiano ( e magari anche trovare un lavoro, se ci va proprio di lusso).
Per il resto, tragedie greche se non si costruiscono le 30 moschee promesse, e nessun problema per le donne costrette a fare le casalinghe ( anche se poi si va in parlamento a giocare alle femministe ‘dure e pure’, che vogliono le quote rosa).

Perché per qualcuno finché esisterà uno stato italiano, esisterà l’Italia; e fa niente che nel frattempo quelli che non potranno mai’sentirsi a casa’, saranno gli italiani superstiti.

 
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