Per l’attivista bolognese «l’Isis non è il problema». Espatriatela

di Simona Sidoti

Vanessa e Greata“Aya Homsi ha 28 anni. È nata in Italia da genitori siriani. Conosce – poiché vive lì – l’ambiente dei siriani residenti nel Bolognese, ovvero le persone citate nell’informativa del Rossui retroscena del rapimento di Greta Ramelli eVanessa Marzullo – Aya ha un blog, ha creato il gruppo Vogliamo la Siria Libera”: Francesco Borgonovo su Libero introduce così la sua intervista. Aya sostiene che tutti gli attivisti hanno un «legame con Free Syrian Army» e che lascia intendere non essere un male portare dei kit di aiuto ai terroristi, perché«se lo fai lo fai per salvare delle vite, qualsiasi esse siano». Conosce bene Vanessa insieme hanno «organizzato delle manifestazioni». E qui c’è la fotografia definitiva di Aya Homsi: il giornalista sottolinea che alcuni combattenti dell’esercito libero si dichiarano disposti ad allearsi con al-Nusra (quindi al-Queda). «Ma il problema principale sono al-Nusra e Is o il regime di Assad? A mio parere il primo terrorista è il regime. Non è legittimo allearsi con aò-Nusra. Però se porti all’esasperazione un Paese…».

L’intervista prosegue, lei dice cose pesantissime se consideriamo che sa di parlare a un collega diLibero, mica Repubblica. Ogni parola è dosata eppure una mina. Perché Aya Homsi apparentementenon condanna il terrorismo, non lo mette sullo stesso piano di Assad. Se bisogna schierarsi con gente che ammette l’infibulazione, assassini, sgozzatori che odiano l’Occidente che la sfama e l’ha accolta, in caso di «esasperazione»…

Già. E noi gradiremmo una linea un po’ dura, anche con Aya Homsi che ha 28 anni e vive a Bologna. Ovvero che non potesse più vivere a Bologna, né in Italia, possibilmente neppure in Europa ma non saremo noi a dire agli altri stati che fare a casa loro. Per dirla chiara noi vorremmo che Aya Homsi fosse delicatamente e a spese del contribuente (una volta tanto, credeteci, felice di pagare) spedita in Siria o dove desidera. A casa nostra no. Perché è pure casa sua, perché qui abita, respira, vive la socialità ma l’Isis e al-Nursa per lei non sono il male assoluto. E questo è abbastanza per reputarlainaccettabile. L’integralismo islamico oltre ad aver messo piede su suolo occidentale e aver ammazzato come bestie degli esseri umani – che restano e resteranno liberi, pure da cadaveri con buona pace di quelli esaltati  finiti sotto una lapide anonima e che resteranno tali, niente -, quell’integralismo ci ha dichiarato guerra. Oggi c’è da scegliere da che parte stare. Allora lo chiediamo a lei: Aya tra l’Occidente dei crocefissi, dell’uomo al centro, della democrazia e della libertà di stampa e pensiero e fede, che prevede le donne libere e le olgettine che qui non sono peccatrici. Tra l’alcol all’aperitivo, la lingua italiana, il diritto di disegnare Maometto come ci pare, pure in mutande o in pose omosessuali, e al-Nusra chi scegli?

Dubitiamo che la sua risposta oggi sia l’Occidente. Si può permettere il lusso della scelta grazie all’Occidente libero e sceglie di sputarci sopra. Nessun giudizio morale, nessun astio. Espatriatela ora. Fuori dai confini nazionali ora. Se in Aya c’è spazio anche solo ideale per le ragioni di un terrorista in Italia non c’è spazio per lei.

 

 

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3 thoughts on “Per l’attivista bolognese «l’Isis non è il problema». Espatriatela

  1. Penso che ci sia un po’ di confusione. Ormai c’é una generale convinzione per cui oppositori del regime di Asad=ISIS. Non è cosi: tra le file dell’opposizione ci sono attivisti laici, islamisti moderati, pacifisti. All’inizio ce ne erano molti di più. Lottano (o almeno hanno provato a lottare visto che molti di loro sono morti e molti di più sono spariti nelle carceri) per la fine della corruzione e per un regime democratico. Hanno avuto in cambio morte e distruzione. Nessuno vuole difendere l’ISIS, che è una realtà folle e fascista, ma finché non si riconoscono le colpe del regime di Asad saremo lontani da aiutare la Siria ad uscire da questo inferno ma alcontrario, contribuiremo al rafforzamento di due attori egualmente sanguinari. L’isis ha fatto molte vittime, alcune ce le hanno fatte vedere in prima serata in stile hollywoodiano. Per quale ragione però, queste devono essere più importanti delle migliaia di vittime uccise dal regime e di 4 milioni di profughi? In Siria c’è un disperato bisogno di giustizia che è forse l’unico primo passo percorribile per combattere l’ISIS

  2. Pubblico naturalmente il tuo commento ma sono completamente del pensiero opposto al tuo. Qui la discussione si farebbe molto ampia e smettiamola di equiparare il fascismo al terrorismo ed a tutte le altre forme di oppressione del popolo. Il ventennio è stata un’altra cosa ben diversa…

  3. Al Qaeda, ISIS, Bokoaram… ma secondo voi nel 2015 è così difficile per chi è disposto a uccidere, a torturare, a rapire, a odiare, a fare male ai deboli -donne e bimbi- e addirittura a suicidarsi, insomma per i pazzi, e per giunta ricchissimi (proventi dei ricatti/rapimenti, furti/rapine, ecc.), voglio dire è così difficile procurarsi quanto serve per farsi o farsi fare una bella bomba atomica?
    io spero con tutto il cuore di sì.
    se no, siamo già tutti morti.

    Rammento dalla scuola che se una cosa è impossibile, non può succedere. Ma se è possibile, allora succederà con assoluta certezza: solo non sappiamo quando.

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