ECCO LA LISTA DELLA FECCIA CHE I PARTITI HANNO CANDIDATO ALLE REGIONALI

Sono almeno 31 i cosiddetti “impresentabili” secondo Il Fatto Quotidiano. Tra questa lunga lista di indagati e condannati figurano anche sei candidati presidenti: De Luca, Paita, Poli Bortone, Spacca, Acquaroli e Rossi.

Il presidente del Consiglio: “Mai visto dibattito così autoreferenziale e lontano dalla realtà”. Ieri i 4 candidati della Puglia finiti nel mirino dell’Antimafia hanno fatto sapere che non si ritireranno dalla corsa elettorale. A fare loro da scudo c’è l’esempio di Vincenzo De Luca, uomo di punta in Campania per il centrosinistra, che ieri è stato difeso dal ministro per le Riforme, Maria Elena Boschi e per l’ennesima volta dal premier
E’ attesa per le 13 la lista degli impresentabili stilata dalla commissione bicamerale Antimafia. “Non rientra nei poteri di uno dei presidenti delle Camere di interferire nei lavori di una commissione bicamerale”, ha risposto il presidente del Senato, Pietro Grasso, a Luigi Compagna che chiedeva di bloccare la conferenza stampa annunciata dalla presidente della commissione Rosy Bindi.
Matteo Renzi minimizza: “Mai visto dibattito così autoreferenziale e lontano dalla realtà” come quello sui candidati “impresentabili”, scrive il premier scrive nella sua Enews. “Perché sono pronto a scommettere che come tutti sanno ma nessuno ha il coraggio di dire nessuno di loro – nessuno! – verrà eletto. Sono quasi tutti espressioni di piccole liste civiche”. Lo stesso Renzi ieri era tornato a difendere Vincenzo De Luca, candidato della Regione Campania per il centrosinistra sui cui capo pende la spada di Damocle della legge Severino: “La legge Severino è stata applicata due volte e in entrambi i casi i politici sono stati rimessi in ruolo – ha detto il premier intervistato a Virus, programma di RaiDue – è normale che De Luca dica ‘se vinco avrò lo stesso trattamento’. De Luca è candidabile ed eleggibile, dopo di che sono i campani a dover decidere”.

E se da un lato impazza il totonomi, dall’altro nella giornata di ieri i quattro candidati alle Regionali della Puglia finiti nel mirino dell’Antimafia hanno fatto sapere che non si ritireranno dalla corsa elettorale che culminerà col voto di domenica 31 maggio quando in LiguriaVenetoMarcheUmbria,Toscana,Campania e Puglia si eleggeranno i consigli regionali e i presidenti di Regione. D’altronde a fare loro da scudo c’è un esempio illustre, quello di De Luca, secondo cui la legge Severino è “superabile” e sarà il popolo a decidere, non la giustizia. Proprio ieri la Cassazione ha espresso la sentenza con cui stabilisce che a decidere della sospensione della legge Severino non sia il Tar ma il tribunale ordinario.
Risultato? De Luca, condannato per abuso d’ufficio a cui il Tar aveva concesso di esercitare la carica di sindaco di Salerno sospendendo gli effetti della Severino, potrebbe trovarsi a non poter governare la Campania, qualora fosse eletto. Ora infatti sulla sospensione della sua ‘incompatibilità‘ dovrà ri-decidere il tribunale ordinario – e lo stesso varrà per il sindaco di Napoli Luigi De Magistris – e il risultato non è scontato. Se fosse giudicato “incompatibile”, a quel punto dovrebbero essere il ministro dell’Interno e il presidente del Consiglio a farlo decadere e la carica di governatore passerebbe a un vice, indicato da De Luca. Che ieri è stato difeso dal ministro delle Riforme, Maria Elena Boschi: “De Luca è candidabile ed eleggibile”. “Il ministro Boschi ha detto in maniera ignobile che De Luca è eleggibile, quindi non conosce la legge Severino”, attacca il vicepresidente della Camera,Luigi Di Maio(M5S). “De Luca decadrà” per effetto della legge Severino e si tornerà a votare “dopo pochi mesi”, con una spesa che si aggira tra “gli 8 e i 9 milioni di euro“, si legge sul blog di Beppe Grillo in un post di Valeria Ciarambino, candidata M5S alla presidenza della Campania.
Sempre sulla legge Severino, Cantone ha escluso qualsiasi pregiudizio di costituzionalità e ha ribadito che “l’Anac ha chiesto espressamente al presidente del Consiglio di costituirsi di fronte alla Corte costituzionale e di respingere l’eccezione di legittimità costituzionale”. Tuttavia il presidente dell’Anac, ha stigmatizzato anche i limiti della legge. “Noi chiediamo – ha sottolineato – che la legge Severino venga rinforzata, ma anche migliorata in una logica di sistema. Ci sono molte norme di questa legge che non sono particolarmente chiare. Quelle che riguardano le inconferibilità e le incompatibilità sono davvero poco chiare e rischiano di rendere poco efficace la norma”. Sarà presentata tra qualche giorno in Parlamento proprio dall’Autorità nazionale anticorruzione una relazione in cui si evidenziano alcune “discrasie” della tanto dibattuta legge Severino.

P.S.

Da qualche giorno la Digos di Bari stà indagando su una compravendita di voti.