LAMPEDUSA, CLANDESTINI IN RIVOLTA NON VOGLIONO FARSI IDENTIFICARE. USARE LA FORZA!

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Circa 200 eritrei stanno protestando a Lampedusa, hanno sfilato per le strade del paese e si sono dati appuntamento nella piazza principale, vicino alla sede del comune. I migranti sono partiti dal centro di accoglienza presente sull’isola, il primo degli hotspot chiesti all’Italia dall’Unione europea. Protestano contro l’obbligo di farsi identificare e prendere le impronte digitali, non vogliono rimanere in Italia. Come scrive il collettivo Askavusa, attivo sull’isola e che da tempo promuove un appello per chiedere la chiusura dell’hotspot, i migranti “vogliono andare via dal campo di Lampedusa, non vogliono lasciare le impronte per continuare il loro viaggio verso i paesi dove hanno un appoggio per provare a vivere con dignità. Hanno bisogno di libertà, non sono criminali, dicono”. Rifiutandosi di lasciare le impronte, i migranti sono bloccati sull’isola siciliana dal 4 dicembre.

“Siamo rifugiati, no alle impronte digitali, vogliamo andare via dal campo”, “Rispettate i nostri diritti”, recitano i cartelli in mano ai manifestanti. I più portano un foglio con scritto soltanto “Freedom”. Quella di oggi non è la prima manifestazione partita dall’hotspot dell’isola. L’ultima in ordine di tempo è stata lo scorso ottobre. Le ragioni della protesta erano sempre le stesse: i migranti volevano andare via dall’Italia, proseguire il loro viaggio e non essere obbligati all’identificazione con la presa delle impronte digitali.

In queste ore a Lampedusa è presente Samantha Cristoforetti, in qualità di ambasciatrice dell’Unicef. L’astronauta dell’Esa, accompagnata dal direttore generale Paolo Rozera, è venuta sull’isola per visitare il centro d’accoglienza, avere un colloquio con il sindaco Giusi Nicolini della questione migranti e incontrare gli uomini della Capitaneria di porto, impegnati nel salvataggio. Cristoforetti è venuta “per un breve viaggio conoscitivo della realtà migratoria che da anni attraversa la maggiore delle Pelagie”.

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