LA FRANCIA APRE ALLA RUSSIA: STOP A SANZIONI

L’atto, votato dalla camera bassa del Parlamento, è passato con 55 voti a favore su 98. Anche se, di fatto, dei 577 deputati dell’Assemblea, solo 101 hanno preso parte al voto. Inoltre, c’è da dire che la risoluzione non è vincolante né per il Parlamento né per l’Esecutivo. Resta comunque il fatto che il Parlamento francese, attraverso uno sforzo democratico, abbia dimostrato la contrarietà della Francia alle sanzioni economiche contro la Russia.

A dare il via al dibattito sulle sanzioni ci ha pensato Thierry Mariani, deputato dell’UMP ed ex Ministro dei Trasporti sotto Sarkozy, che, subito dopo il voto, ha dichiarato ad RT France: “La Francia è da sempre ritenuta la madre dei diritti umani, il Paese nel quale la volontà del popolo deve essere sempre rispettata. Così ora sto aspettando che la Francia accetti la volontà del Parlamento e chieda la revoca delle sanzioni nei prossimi colloqui”. Poi Mariani ha continuato: “Ho visto il nostro Ministro dell’agricoltura alzarsi in piedi davanti ai nostri agricoltori e dire “dobbiamo abolire le sanzioni”. Ho visto il Ministro delle Finanze ribadire la stessa cosa. Ma tutto ciò che fanno è dire semplicemente “noi non possiamo fare nulla, la colpa è dell’Europa”.

Una cosa è certa, però. Sebbene il voto dell’Assemblea non sia vincolante, risulterà influente per l’Eliseo. François Hollande dovrà necessariamente tenerne conto. Sia per le scelte attuali che future dell’Esecutivo. Considerando soprattutto il fatto che oggi la Francia vive un momento di forte instabilità politica e sociale, sull’onda delle proteste contro il Jobs Act.

E sono sempre il lavoro e l’economia a modificare l’indice di gradimento di un Governo. E questo vale anche per le sanzioni contro la Russia che dal 2014 continuano a danneggiare, e non poco, l’economia francese. Come quella di tutta l’Eurozona, d’altronde. Il settore più colpito è quelloagroalimentare che ha subito un drastico calo delle esportazioni e conseguenti perdite per milioni di euro. E sin dall’entrata in vigore, gli agricoltori francesi protestarono vivacemente contro le sanzioni alla Russia, bloccando le principali autostrade e dando fuoco ai loro prodotti. Ma non ci fu nulla da fare. Bruxelles tirò dritto. Anche quando avrebbe potuto impedire la proroga della sanzioni al Cremlino, lo scorso dicembre, dando ascolto al Governo italiano. Ed anche lì il Consiglio Europeo fece orecchie da mercante. Ne parleremo, dissero. Stiamo ancora aspettando il dibattito.

Eppure l’Italia ha subito parecchio le conseguenze delle sanzioni. O meglio delle controsanzioni volute da Putin in risposta a quelle occidentali. Un danno da 3,6 miliardi di euro, secondo la Cgia di Mestre. E infatti secondo l’associazione delle piccole imprese, l’export italiano verso la federazione russa è passato dai 10,7 miliardi del 2013 ai 7,1 miliardi di euro del 2015 (-34 per cento). Il settore più colpito? Quello manifatturiero, a differenza della Francia.
E, come spesso accade nella storia d’Europa, anche stavolta arriva da Parigi la rivolta contro le imposizioni delle élite. Ma gli europei, a loro volta, ascolteranno Parigi?

 

 

Fonte  http://www.occhidellaguerra.it/