Il “can can” sulla Corea nasconde il vero obiettivo di Washington sulla Siria

Le analisi di alcuni esperti indicano che niente di quello che appare nella crisi fra USA e Corea risulta veritiero e l’Amministrazione USA, nonostante la concentrazione di mezzi aeronavali e lo stretto controllo a cui ha sottoposto il regime di Pyongyang, non ha affatto intenzione di impantanarsi in una guerra in Corea i cui costi supererebbe di gran lunga i benefici e farebbe incrinare i rapporti USA-Cina, come da precisi avvisi arrivati da Pechino.

L’attuale tensione creata dagli Stati Uniti sulla Corea, dietro le apparenze dei preparativi di un imminente azione militare preventiva da parte delle forze USA , nasconde in realtà una manovra diversiva che Washington sta conducendo per distrarre dai reali obiettivi strategici che perseguono gli USA e che sono relativi alla Siria ed al Medio Oriente.

Secondo vari analisti, il “bailamme” sulla Corea è una cortina fumogena per distogliere l’attenzione da quella che sarà  la vera azione militare USA che avverrà nello scenario della Siria e che si concretizzerà in una prossima invasione dal Sud della Siria destinata a conquistare una zona cuscinetto a sud del paese arabo e  che sarebbe destinata ad indebolire il Governo di Damasco, ad ottenere una zona strategica idonea al passaggio di un oleodotto ed a potenziare le difese di Israele.

Come avevamo anticipato in un precedente pezzo, le informazioni locali davano già da due settimane in atto una concentrazione di forze USA, britanniche e giordane sul confine Siria/Giordania per preparare una invasione della Siria da sud. Questo il vero obiettivo a cui Washington sta lavorando.
I media stanno fornendo il coro di accompagnamento a questa manovra di distrazione dell’opinione pubblica ingigantendo la “minaccia della Corea del Nord” e dei suoi missili nucleari, mentre gli stessi USA hanno già fatto due prove consecutive di missili ICBM senza che alcun organo di informazione abbia fatto questione sugli esperimenti fatti dai nordamericani.

In realtà il Governo di Pyongyang sta dimostrando di essere pronto a reagire ad una eventuale aggressione da parte USA con le sue armi nucleari e farebbe pagare un caro prezzo agli aggressori. Sicuramente l’esempio coreano domostra che, il fatto di disporre di armi nucleari e di aver già affrontato con successo la super potenza americana (nella guerra di Corea del 1950/53) rende vuote le minacce di Washington che viene intesa come una “tigre di carta” che non è disposta a scendere in guerra con chi ha i mezzi per far rispettare la propria sovranità. Un esempio per molti paesi interessati a non subire la stessa sorte toccata alla Libia di Gheddafi o all’Iraq di Saddam Hussein che non avevano i mezzi per opporsi e si è visto come sono finiti.
Il pretesto che gli USA adotteranno per l’invasione è quello della lotta all’ISIS ma il vero obiettivo è quello di impadronirsi della parte orientale del paese in coerenza con un piano che era stato definito dal Brooking Insitute 2 anni fa. Dopo 6 anni di appoggio occulto fornito dalla CIA ai gruppi terroristi di Al Qaeda sul territorio siriano, l’Amministrazione Trump sembra orientata ad una azione militare diretta con proprie truppe e con l’appoggio dei britannici e dei reparti giordani.

Lo stesso presidente Bashar al-Assad, pochi giorni fa, rispondendo alla domanda di un giornalista riguardo i piani della Giordania per l’invio di truppe in Siria, con il coordinamento americano, con il pretesto di combattere l’ISIS, aveva detto che queste informazioni esistono “e vengono da fonti diverse, non solo dai media”.

“Abbiamo queste informazioni, ma in ogni caso, la Giordania aveva questi piani sin dall’inizio della guerra in Siria. Che gli piaccia o no, devono obbedire agli ordini degli americani. La Giordania non è un paese indipendente, succede quello che vogliono gli americani, quindi, se gli americani vogliono utilizzare la parte settentrionale della Giordania contro la Siria, la usano. Quindi è una questione che non riguarda la Giordania, non stiamo discutendo della Giordania come Stato, stiamo discutendo della Giordania come territorio, gli Stati Uniti definiscono i loro piani, decidono i giocatori e chi sostiene tutte le iniziative in Giordania per la Siria, per la maggior parte terroristi, provenienti dalla Giordania e, naturalmente, dalla Turchia, come è successo dal primo giorno di guerra in Siria”, ha detto Assad. (Sputnik News)

Il piano  approntato da tempo dagli USA è quello di entrare in Siria con una forte concentrazione di truppe e di mezzi, puntare verso nord, sulla città strategica di Deir Ezzor, stabilire una zona di esclusione aerea sul territorio occupato e una divisione nell’area ad est del fiume Eufrate, impedendo il ristabilimento delle frontiere sovrane della Siria alle forze dell’Esercito siriano, questo basicamente  il piano  previsto dagli strateghi USA.

L’invasione sarà preceduta dall’attivazione dei gruppi ribelli appoggiati da forze giordane,  che doranno operare  a cavallo della frontiera tra Israele, la Siria e la Giordania, nella conca di Yarmouk,  per creare il preludio all’invasione.

I servizi di intelligence russi hanno già compreso quale sia l’obiettivo degli USA e stanno prestando una “speciale attenzione” ai movimenti delle forze USA/Giordane. Le intenzioni degli USA erano già evidenti dalle dichiarazioni fatte dal Segretario alla difesa Mattis che già nel suo ultimo viaggio in Arabia Saudita ed Israele non aveva fatto altro che dichiarare che  la minaccia è l’Iran e che gli USA considerano questa come una minaccia alla loro sicurezza. Un modo come un altro per mettere “le mani in avanti” e giustificare le prossime azioni belliche degli USA in Siria, in funzione antiraniana.

Sarà Vladimir Putin a dover decidere le contromosse rispetto all’azione nordamericana, visto che la Russia dispone già di ingenti forze sul campo e mantiene il controllo del traffico aereo sui cieli della Siria. La Russia potrebbe mettere in stop l’azione militare americana bloccando sul nascere l’offensiva con le sue forze aeronavali disposte in Siria. Gli USA non vogliono rinunciare al loro piano di spartizione del paese arabo ma tanto meno Mosca potrebbe accettare di  vanificare la sua  posizione strategica  e le sue alleanze consolidate. Il confronto tra le due superpotenze potrebbe essere inevitabile.

Fonti: Al Masdar News

Al Mayadeen

South Front

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