IMMIGRATI PORTATI AI SEGGI PER VOTARE RENZI: LA PROCURA APRE UN’INDAGINE

Come da tradizione, la Procura di Napoli apre una inchiesta sulle primarie Pd. E lo fa in relazione alle foto e ai video, in circolazione sul web già da domenica sera, che immortalano lunghe file di extracomunitari davanti ai seggi a Ercolano.

Risultati immagini per immigrati ai seggi del pd

La città guidata dal sindaco di stretto rito renziano Ciro Buonajuto. La città dove già una precedente indagine aveva ipotizzato rapporti non chiari tra imprenditori chiacchierati, dem e soggetti vicini ai clan.

Non ci sono indagati (per ora) perché il fascicolo è stato iscritto a modello 45, in pratica si tratta di un procedimento su fatti (allo stato) non costituenti reato.

A occuparsene è la sezione «Reati contro la pubblica amministrazione», coordinata dal procuratore aggiunto Alfonso D’Avino.

Nei prossimi giorni o addirittura nelle prossime ore, la polizia giudiziaria delegata acquisirà il video del giornale online Fanpage.it che ha mandato in onda non solo le scene degli immigrati, pronti a esprimere la preferenza per la scelta del futuro inquilino di Largo del Nazareno, ma addirittura una intervista a uno dei «protagonisti» che rappresenta il vero e più importante spunto per l’attività investigativa.

Che cosa denuncia il richiedente asilo ai microfoni di Fanpage? Sostanzialmente due cose: che è stato portato a votare Matteo Renzi e che, in cambio della sua presenza al gazebo, ci sarebbe stata – a suo dire – una accelerazione nelle procedure per il rilascio del permesso di soggiorno.

Battuta? Millanteria? Semplice ignoranza? È questo quel che vuole scoprire l’ufficio giudiziario del capoluogo: valutare se uno o più pubblici ufficiali possano aver promesso provvedimenti contro la legge per orientare l’esito delle primarie nella città degli Scavi.

Certo è che qualcuno ha finanziato con le monetine da 2 euro il voto di almeno una cinquantina di nord africani. Su questo non ci sono dubbi: ma chi e perché?

È la terza volta che i pm partenopei si trovano a indagare sulle consultazioni interne al Partito democratico. Accadde nel 2011 con i cinesi e i camorristi del clan Lo Russo che raccattavano voti per l’aspirante candidato sindaco di Napoli (inchiesta condotta dai carabinieri di Torre Annunziata e poi arenatasi per l’impossibilità di valutare come penalmente rilevanti condotte disinvolte tutte riferite a una competizione che non ha valore di legge) ed è accaduto l’anno scorso, sempre per un videoreportage di Fanpage, per la distribuzione di monetine da 1 euro davanti ai seggi di San Giovanni a Teduccio, quartiere difficile di Napoli.

Nel filmato diffuso martedì, uno degli immigrati intervistato all’uscita del seggio da Fanpage racconta che nessuno degli ospiti del centro di accoglienza di San Vito a Ercolano sapeva perché si andava a votare sottolineando che, pur non conoscendo alcuno dei candidati alla carica di segretario nazionale, a loro venne detto di votare il terzo nome della lista (l’ex premier, ndr).

E, mentre il M5s annuncia una interrogazione parlamentare sul caso, il Guardasigilli Andrea Orlando attacca a testa bassa: «Ora mi auguro che non sia vero quello che è stato detto. Io non voglio né posso militare in un partito che fa questo. Cosa puoi fare di peggio che estorcere un voto a un disperato?».

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