QUEI MORTI CHE TANTO SERVIVANO A TOGLIATTI.

Palmiro Togliatti scrisse a Vincenzo Bianco,scrisse: il sacrificio dei soldati dell’ ARMIR nei lager di Stalin e’ un antidoto al fascismo. Fu resa nota la lettera conservata negli archivi del KGB e trovata dal giornalista Francesco Bigazzi e rivelata un’ agghiacciante verità , nella lettera del ‘ 1943 il “Migliore” spiegava perche’ non si dovesse intercedere per gli italiani .
Nessuna pieta’ , in nome della lotta politica. Anzi, la tragedia personale e il lutto di migliaia di famiglie sono il piu’ efficace antidoto alla guerra e al fascismo: e’ una questione di giustizia. La teoria e’ di Palmiro Togliatti, detto il “Migliore”. Le tragedie personali cui si riferisce furono almeno 50 mila, quelle delle “gavette di ghiaccio” dell’ Armir, l’ armata italiana in Russia dispersa in Unione Sovietica tra il ‘ 42 e il ‘ 43: 27 mila morirono di stenti e di torture nei campi di concentramento di Stalin, di altri 22 mila prigionieri ancor oggi non si sa nulla. La condanna a morte dei soldati dell’ Ottava armata italiana in Russia e’ contenuta in una lettera del “Migliore” a Vincenzo Bianco, delegato italiano all’ Internazionale comunista, che gli poneva il problema della sorte dei prigionieri italiani.

 

E il 15 febbraio 1943. Risponde Togliatti, allora alto dirigente del Comintern, dall’ hotel Lux di Mosca: “La nostra posizione di principio rispetto agli eserciti che hanno invaso l’ Unione Sovietica e’ stata definita da Stalin. Nella pratica pero’ se un buon numero dei prigionieri morira’ per le dure condizioni di fatto non ci trovo assolutamente niente da dire, anzi il fatto che per migliaia e migliaia di famiglie la guerra di Mussolini e soprattutto la spedizione contro la Russia si concludano con una tragedia, con un lutto personale, e’ il migliore degli antidoti”. Perche’ , spiega Togliatti, “nelle durezze che oggi possono provocare la fine di molti di loro non riesco a vedere altro che la concreta missione di quella giustizia che il divino Hegel diceva essere immanente nella Storia”. C’ e’ anche una premessa nella lettera di Togliatti, una frase che suona cinicamente ironica: “Sono umanitario quanto puo’ esserlo una dama della Croce rossa”. La lettera, che viene resa pubblica da “Panorama” a una settimana dall’ annuncio del rimpatrio in Italia di duemila salme dei caduti di Russia, esce dalla Lubianka. E’ uno degli oltre 14 mila fascicoli che si riferiscono ai soldati italiani rinchiusi nei campi di concentramento di Stalin: di parte dei documenti, custoditi per decenni negli archivi del Kgb, sono venuti in possesso il giornalista Francesco Bigazzi e lo studioso Franco Andreucci. La richiesta di Vincenzo Bianco a Togliatti poneva una questione in qualche modo umanitaria e “di carattere politico molto grande”: “Penso che bisogna trovare una via, un mezzo . scriveva Bianco il 31 gennaio del 1943 ., per cercare con il dovuto tatto politico di porre il problema affinche’ non abbia a registrarsi il caso che i prigionieri muoiano in massa come e’ gia’ avvenuto. La cosa e’ troppo importante perche’ io la ponga e pur essendo una giusta preoccupazione la porrei nel modo, nella forma e senza l’ autorita’ che la cosa possiede”. Sulla lettera e sul cinismo delle parole del “Migliore” si e’ espresso tra i tanti anche Franco Fossa, socialista, ex senatore, visse la tragedia della prigionia in Russia. Fossa, allora militare di leva, e’ sopravvissuto nell’ inferno di ghiaccio dei lager russi dal 1943 al 1946: “Le dimensioni di quella tragedia sono immensamente piu’ grandi di quanto immaginiamo. Per il numero di prigionieri. Ancora piu’ per l’ atrocita’ di quelle morti per fame, freddo, stenti e malattie consumate nel piu’ totale disinteresse ed abbandono. Una mortalita’ cosi’ alta nei primi mesi da suggerire l’ idea dello sterminio”

Marinella Tomasi

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